martedì 9 maggio 2017

Salmo 22 - Anonimo

Io sono il buon pastore, dice il Signore;
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. - Giovanni 10,14


Ho letto, al proposito, un breve racconto che ho trovato molto carino: fa riflettere sul nostro modo di credere e vivere la fede. Riprendo le parole del blogger Fernando Mosteiro che lo ha pubblicato: "Molte volte organizziamo celebrazioni molto ben preparate, molto ben decorate, direi quasi... molto ben cantate, ma... vissute???"

Ecco il testo. Spero piaccia e faccia riflettere.

SALMO 22
Alla fine di una cena in un castello inglese, un famoso attore di teatro intratteneva gli ospiti declamando testi di Shakespeare.

Alla fine, permise al pubblico di chiedergli qualche breve piece in più. Un timido sacerdote chiese all'attore se conoscesse il salmo 22.

L'attore rispose: "Sì, lo conosco, ma sono disposto a recitarlo solo ad una condizione: che dopo lo reciti lei, padre".

Il sacerdote si sentì un po' a disagio, ma accettò.

L'attore diede luogo ad una bellissima interpretazione, con una dizione perfetta: "Il Signore è il mio Pastore, nulla mi manca..." Alla fine, gli ospiti applaudirono vivamente.

Arrivò il turno del sacerdote, che si alzò in piedi e, dopo un momento di silenzio e chiudendo gli occhi, recitò lentamente le stesse parole del salmo. Questa volta, quando terminò, non ci furono applausi, ma solo un profondo silenzio, e su qualche volto apparvero alcune lacrime.

L'attore si mantenne in silenzio alcuni istanti, dopo di che si alzò e disse: "Signore e signori, spero che si siano accorti di ciò che questa sera ha avuto luogo: io conoscevo il Salmo, ma questo uomo conosce il Pastore".

E noi? Conosciamo il Salmo o il Pastore?

domenica 23 aprile 2017

Alleluia, Rendete grazie - Gen Verde

Il tempo pasquale è un tripudio di Alleluia, di "lode a Dio": il Signore è risorto!
Ecco il testo e la registrazione (da Youtube) di "Alleluia, Rendete grazie" tratto dall'album "Il mistero pasquale – Canti per la liturgia del Triduo Santo" del Gen Verde.
Il testo è il salmo 117, impiegabile come salmo alleluiatico nella solenne veglia pasquale.





Alleluia, Rendete grazie
Testo: dal Salmo 117

Adattamento metrico del lezionario

Musica: Nancy L. Uelmen, M. Thèrèse Henderson, Jocelyn K. Belamide

Alleluia...

Rendete grazie a Dio, Egli è buono,
eterno e fedele è il suo amore.
Sì, è così: lo dica Israele,
dica che il suo amore è per sempre.

Alleluia...

La destra del Signore si è innalzata
a compiere grandiose meraviglie.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò i prodigi del Signore.

Alleluia...

La pietra che avevano scartato
è divenuta pietra angolare.
Questo prodigio ha fatto il Signore,
una meraviglia ai nostri occhi.

Alleluia...



Dall'album del Gen Verde "Il Mistero Pasquale" del 2011.

martedì 18 aprile 2017

The Gardener - Miriam Marston

Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò. - Giovanni 20, 15-16

...Con questa citazione inizia il video creato da Miriam Marston per un proprio brano, The Gardener, il Giardiniere.
Anche a noi, oggi, Gesù risuscitato chiede: "Mi conosci?"
Ce lo chiede ogni giorno: in ogni persona che incontriamo, ogni volta che dubitiamo del suo amore, quando non sappiamo dove andare, nelle situazioni in cui la nostra fede vacilla, le volte in cui la nostra vita non rispecchia il nostro credo, quando la risurrezione diventa per noi un raccontino... "Mi conosci?"


Buona Pasqua!




Come sempre, qui di seguito testo e traduzione:

The Gardener

A faint sign of gladness
makes her pause in all her sadness,
fair and so faithful
she throws aside careful,
hardly knowing what to expect
she makes her way over,
maybe it’s safe now
it’s been
a few days now.

And she started weeping
as though she’d never cried before,
she thought she’d lost
the only one she’d loved.
And three of the longest days
of her life
had come to this:
waiting by a stone.

And then she saw the gardener.
He asked her how she’d been.
“I’m sad and I’m scared,
but why do you care?
You’re just the gardener’s son.”

“Do you recognize me now?”
“Do you recognize me now?”
“Do you recognize me now?”


“And go tell all the others
that you met me.
They might think
that you’ve been drinking
through the night.
But don’t let all their doubts
keep you away from me.
The world will likely tell you
that it’s all in your mind.”

She comes to the home she’d left,
anxious and alone,
but it feels more like a mansion now,
though she can’t yet mention how
everything around her seems
infused with glory.
Her hope expands as
the world just stands still.

And she started weeping
as though she’d never cried before,
she thought she’d lost
the only one she’d loved.
And three of the longest days
of her life
had come to this:
waiting by a stone.

And then she saw the gardener.
He asked her how she’d been.
“I’m sad and I’m scared,
but why do you care?
You’re just the gardener’s son”

“Do you recognize me now?”
“Do you recognize me now?”
“Do you recognize me now?”


“I’m here... I’m here... I’m here...”
Il Giardiniere

Un debole segno di allegria
la fa fermare in tutta la sua tristezza,
bella e così fedele
si fa da parte attenta,
senza sapere bene cosa aspettarsi
si fa la sua strada,
forse è sicuro adesso
che sono ormai passati
un paio di giorni.

E cominciò a piangere
come se non avesse mai pianto prima,
pensava di aver perso
l'unica persona che aveva amato.
E tre dei giorni più lunghi
della sua vita
avevano portato a questo:
aspettare davanti ad una pietra.

E poi vide il giardiniere.
Lui le chiese come stesse.
“Sono triste ed ho paura,
ma perché te ne importa?
Sei solo il figlio del giardiniere.”

“Mi riconosci adesso?”
“Mi riconosci adesso?”
“Mi riconosci adesso?”


“Vai a dire a tutti gli altri
che mi hai incontrato
Potrebbero pensare
che hai bevuto
per tutta la notte.
Ma non lasciare che tutti i loro dubbi
ti tengano lontano da me
Il mondo probabilmente ti dirà
che è tutto nella tua mente.”

Lei torna alla casa che aveva lasciato,
ansiosa e sola,
ma ora la sente più simile ad un palazzo,
anche se lei non sa ancora dire come
tutto intorno a lei
sembra infuso di gloria.
La sua speranza si espande come
il mondo resta immobile.

E cominciò a piangere
come se non avesse mai pianto prima,
pensava di aver perso
l'unica persona che aveva amato.
E tre dei giorni più lunghi
della sua vita
avevano portato a questo:
aspettare davanti ad una pietra.

E poi vide il giardiniere.
Lui le chiese come stesse.
“Sono triste ed ho paura,
ma perché te ne importa?
Sei solo il figlio del giardiniere.”

“Mi riconosci adesso?”
“Mi riconosci adesso?”
“Mi riconosci adesso?”


“Sono qui... Sono qui... Sono qui...”

venerdì 14 aprile 2017

Le lacrime di Pietro - S. Ambrogio

«Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi.» - Luca 22,34

Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò. - Giovanni 18,25-27

Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito, pianse amaramente. - Luca 22,61-62



Perché ha pianto? Perché il peccato lo ha colto di sorpresa. Io sono solito piangere se non riesco a peccare, cioè, se non riesco a vendicarmi, se non ottengo ciò che ingiustamente desidero: e Pietro ha sofferto e pianto perché ha sbagliato come un uomo. Non leggo nel Vangelo che cosa disse, trovo soltanto che pianse. Leggo che pianse, non leggo che abbia cercato di scusarsi: ma ciò che non può essere difeso, può essere purificato. Le lacrime lavino la colpa che ci si vergogna di confessare a viva voce. Il pianto invoca il perdono e manifesta la vergogna.
Le lacrime confessano la colpa senza tremare, le lacrime confessano il peccato senza offendere il pudore, le lacrime non domandano il perdono, e l’ottengono.
Capisco perché Pietro non parla: è per non accrescere la gravità della colpa esigendo troppo presto il perdono. Prima bisogna piangere, così bisogna pregare.

Buone sono le lacrime, che lavano la colpa. Piangono coloro che Gesù guarda. Pietro ha negato una prima volta e non ha pianto, perché il Signore non lo aveva guardato. Ha negato una seconda volta, e di nuovo non ha pianto, perché ancora il Signore non aveva rivolto il suo sguardo verso di lui.
Nega una terza volta: Gesù lo guarda, ed egli pianse amaramente. (Cf. Lc. 22, 61-62)
Guardaci, Signore Gesù, affinchè noi sappiamo piangere i nostri peccati.
Tutto questo ci indica che anche le cadute dei santi ci sono utili: la negazione di Pietro non mi ha fatto danno; al contrario, io ho guadagnato dal suo pentimento, ho imparato a stare in guardia contro i discorsi dei perfidi. Pietro
in mezzo ai giudei ha rinnegato; Salomone, ingannato dalle sue compagnie pagane, è caduto in errore.

Pietro ha pianto, dunque, e molto amaramente; ha pianto per poter cancellare la sua colpa nelle lacrime.
Anche tu, se vuoi meritare il perdono, cancella le tue colpe con le lacrime: in quel momento Cristo ti guarda. Se incappi in qualche colpa, egli, testimone presente di tutta la tua vita segreta, ti guarda per ricordarti l’errore e spingerti a confessarlo. Imita Pietro che, in altra circostanza, dice per tre volte: « Signore, tu sai che ti amo ». (Gv. 21, 15) Ha negato tre volte e tre volte confessa la sua fede. Ha rinnegato di notte, ma ha confessato in pieno giorno.

Tutte queste cose stanno scritte perché apprendiamo che nessuno deve mai vantarsi. Infatti, se Pietro è caduto per aver detto: «Anche se altri saranno scandalizzati, io non mi scandalizzerò », (Mt. 26, 33) chi altri oserà tanto presumere di sé? Anche David, del resto, dopo aver affermato: « Ho detto nella mia sufficienza: non sarò mai smosso in eterno », confessa subito dopo che questa vanteria gli ha procurato danno: « Hai distolto da me il tuo volto, e io mi sono trovato nel turbamento ». (Sal. 29, 7 ss)

Donde ti posso richiamare, o Pietro, perché tu mi dica a che cosa pensavi mentre piangevi? Donde posso richiamarti? Dal cielo, ove tu hai già preso posto in mezzo al coro degli angeli, oppure dalla tomba, dato che certo non ti ripugna stare in questo luogo ove il Signore è risorto? Insegnaci che cosa ti hanno giovato le tue lacrime. Ma già ce lo hai insegnato: infatti, prima di piangere eri caduto, e dopo le lacrime sei stato eletto per guidare gli altri, tu che prima non sapevi condurre te stesso.

Dal Commento sul vangelo di Luca 10, 88-92 di Sant’Ambrogio.



Sant'Ambrogio (Aurelio Ambrogio, circa 340-397), uomo saggio membro di due importanti famiglie senatorie romane, verso il 370 fu inviato a governare le province dell'Emilia e della Liguria, con sede a Milano.
Qui intervenne a pacificare gli animi nell'aspra disputa fra ortodossi ed ariani, e la sua autorità fu tale che egli, pur semplice catecumeno, nel 374 venne acclamato dal popolo vescovo di Milano.

Si mise dunque a studiare le Sacre Scritture alacremente, apprendendo dalle opere di Origene, il maestro indiscusso della "scuola alessandrina", ed iniziando così in Occidente la pratica della lectio divina. Il metodo della lectio giunse a guidare tutta la predicazione e gli scritti di Ambrogio, che scaturiscono precisamente dall'ascolto orante della Parola di Dio.

Uomo di grande carità verso tutti, si prodigò senza tregua per il bene dei cittadini affidati alle sue cure.
Difese inoltre la retta dottrina della fede, in particolare contro l'arianesimo ed il paganesimo, e scrisse inni per la preghiera, compiendo fondamentali riforme nel culto e nel canto sacro, che introdusse nella liturgia.
La sua sapienza ed il suo prestigio furono determinanti per la conversione di Sant'Agostino, il suo seguace più eminente.

Si addormentò nel Signore il 4 aprile 397, giorno in cui è commemorato dalle Chiese vetero-cattolica e luterana. La Chiesa cattolica celebra la sua memoria il 7 dicembre nel giorno della sua ordinazione, mentre la Chiesa ortodossa lo ricorda il 20 dicembre.

È venerato come Padre della Chiesa ed annoverato tra i quattro massimi dottori della Chiesa, insieme a san Girolamo, sant'Agostino e san Gregorio Magno.


Da:
- Decanati.it
- it.Wikipedia
- it.Cathopedia


lunedì 10 aprile 2017

We believe - Newsboys

Alle porte della Settimana Santa, ancora un brano di Contemporary Christian Music: "We believe" dei Newsboys, un gruppo musicale australiano fondato nel 1985 che ha ora all'attivo 17 album di studio. 
Come sempre, dopo il video musicale, pubblico il testo originale ed una mia traduzione in italiano.


We believe

In this time of desperation,
When all we know
     is doubt and fear
There is only one foundation:
We believe, we believe!
In this broken generation
When all is dark, You help us see
There is only one salvation:
We believe, we believe!

We believe in God the Father,
We believe in Jesus Christ,
We believe in the Holy Spirit
And He's given us new life.
We believe in the crucifixion
We believe that He conquered death
We believe in the resurrection
And He's comin' back again, we believe!

So, let our faith
     be more than anthems
Greater than the songs we sing
And in our weakness and temptations
We believe, we believe!

We believe in God the Father,
We believe in Jesus Christ,
We believe in the Holy Spirit
And He's given us new life.
We believe in the crucifixion,
We believe that He conquered death,
We believe in the resurrection
And He's comin' back again!

Let the lost be found
     and the dead be raised!
In the here and now, let love invade!
Let the church live loud,
     our God we'll say
We believe, we believe!
And the gates of hell will not prevail
For the power of God, has torn the veil!
Now we know Your love
     will never fail!
We believe, we believe!

We believe in God the Father,
We believe in Jesus Christ,
We believe in the Holy Spirit
And He's given us new life!
We believe in the crucifixion,
We believe that He conquered death!
We believe in the resurrection
And He's comin' back,
He's comin' back again!
He's comin' back again!
We believe!
We believe!

Crediamo

In questo tempo di disperazione,
quando tutto ciò che conosciamo
     è dubbio e paura,
c'è solo un fondamento:
noi crediamo, crediamo!
In questa generazione rotta,
quando tutto è scuro, tu ci aiuti a vedere
che c'è una sola salvezza:
noi crediamo, crediamo!

Crediamo in Dio Padre,
crediamo in Gesù Cristo,
crediamo nello Spirito Santo
e che ci ha dato nuova vita.
Crediamo nella crocifissione,
crediamo che Egli ha conquistato la morte,
crediamo nella risurrezione
e che tornerà di nuovo, crediamo!

Così, lasciamo che la nostra fede
     sia qualcosa di più che soli inni,
più grande dei canti che cantiamo
e nella nostra debolezza e nelle tentazioni
noi crediamo, crediamo!

Crediamo in Dio Padre,
crediamo in Gesù Cristo,
crediamo nello Spirito Santo
e che ci ha dato nuova vita.
Crediamo nella crocifissione,
crediamo che Egli ha conquistato la morte,
crediamo nella risurrezione
e che tornerà di nuovo!

Lasciamo che chi è perso sia trovato
     e che chi è morto sia rialzato!
Lasciamo che l'amore invada il qui e l'adesso!
Lasciamo che la chiesa viva ad alta voce,
     al nostro Dio diremo
noi crediamo, crediamo!
E le porte degli inferi non prevarranno
perché il potere di Dio ha strappato il velo!
Ora sappiamo che il tuo amore
     non verrà mai meno!
Noi crediamo, crediamo!

Crediamo in Dio Padre,
crediamo in Gesù Cristo,
crediamo nello Spirito Santo
e che ci ha dato nuova vita!
Crediamo nella crocifissione,
crediamo che Egli ha conquistato la morte!
Crediamo nella risurrezione
e che tornerà di nuovo,
tornerà di nuovo!
Tornerà di nuovo!
Noi crediamo!
Noi crediamo!



Dall'album "Restart" del 2014.

venerdì 7 aprile 2017

Soneto a Cristo crucificado - Anonimo

Il Soneto a Cristo crucificado è una composizione scritta nel "Siglo de Oro" spagnolo, a cavallo fra il sec. XV ed il sec. XVI, da autore anonimo: molti sono i tentativi di attribuirlo ad uno o ad un altro autore, ma nessuno è stato sufficientemente esauriente. Fra i nomi più disparati proposti, quelli che più probabilmente potrebbero rappresentare la penna che ha composto questi versi sono santa Teresa d'Avila, san Giovanni della Croce, il cappuccino padre Torres ed il francescano Antonio Panes.

Per la sua bellezza, il sonetto era insegnato dai missionari francescani agli indios americani insieme al Bendita sea tu pureza del padre Panes, ed ha trovato posto anche nell'antologia delle Cento Poesie Migliori della lingua castigliana del grande erudito, critico e filologo spagnolo, Marcelino Menéndez Pelayo.

Mai l'amore per Cristo crocifisso aveva raggiunto un tale grado di purezza e di intensità nella sensibilità dell'espressione poetica: qui il poeta riesce a dimenticare premi e castighi, per far sgorgare un amore vero, che nasce limpido e profondo dalla dolorosa contemplazione del martirio di Gesù che riscatta l'uomo.

Qui propongo una versione posta in musica con la voce di Ximena Gray: si può trovare nell'album Aclaró. A seguire, il testo in lingua originale, lo spagnolo, ed in una mia traduzione in italiano.






Soneto a Cristo crucificado

No me mueve, mi Dios, para quererte
El cielo que me tienes prometido
Ni me mueve el infierno tan temido
Para dejar por eso de ofenderte.

Tú me mueves, Señor, muéveme el verte
Clavado en una cruz y escarnecido;
Muéveme ver tu cuerpo tan herido,
Mueveme tus afrentas y tu muerte.

Muéveme, en fin, tu amor, y en tal manera,
Que, aunque no hubiera cielo, yo te amara,
Y, aunque no hubiera infierno te temiera

No tienes que me dar porque te quiera;
Pues, aunque cuanto espero no esperara,
Lo mismo que te quiero te quisiera.
Sonetto a Cristo crocifisso

Non mi muove, mio Dio, ad amarti
il cielo che mi hai promesso
né mi muove l'inferno tanto temuto
a smettere per questo di offenderti.

Tu mi muovi, Signore, mi muove il vederti
inchiodato su una croce e schernito;
mi muove il vedere il tuo corpo tanto ferito,
mi muovono i tuoi patimenti e la tua morte.

Mi muove, infine, il tuo amore, e in tal modo
che, se anche non ci fosse cielo, io ti amerei,
e, se anche non ci fosse inferno, ti temerei.

Non mi devi dare nulla perché ti amo;
perché, se anche non aspettassi ciò che aspetto,
tanto quanto ti amo ti amerei.





Da:
- Album Aclaró, di vari autori ed interpreti, edito da San Pablo.
- Testo di presentazione liberamente tradotto, riassunto e parafrasato dall'articolo di Fr. Ángel Martín, o.f.m. pubblicato all'indirizzo: http://www.franciscanos.org/oracion/nomemueve.html.

Non c'è amore più grande - Gen Verde

Durante la cena, Gesù si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. - da Giovanni 13

Qui musica e testi di un canto del Gen Verde che riprende queste parole, tratto dalla raccolta "Il Mistero Pasquale", strutturata in tre parti, ciascuna dedicata ad un momento del Triduo pasquale: la Cena del giovedì santo, la Passione del venerdì, la Veglia della notte santa.





Non c'è amore più grande di chi dà la vita per i suoi.
Non c'è amore più grande: io do la mia vita per voi.

Il Signore si alzò da tavola,
versò dell'acqua in un catino,
e cominciò a lavare i piedi ai discepoli:
ad essi volle lasciare questo esempio.

Quello che io faccio, ora non lo comprendi,
ma lo comprenderai un giorno.
Signore, tu lavi i piedi a me?
Gesù gli rispose dicendo:
Se non ti laverò, non avrai parte con me.

Non c'è amore più grande di chi dà la vita per i suoi.
Non c'è amore più grande: io do la mia vita per voi.

Se vi ho lavato i piedi,
io, Signore e Maestro,
quanto più voi avete il dovere
di lavarvi i piedi l'un l'altro.

Gesù disse ai suoi discepoli:
Da questo tutti sapranno
che siete miei discepoli,
se vi amerete gli uni gli altri.

Non c'è amore più grande di chi dà la vita per i suoi.
Non c'è amore più grande: io do la mia vita per voi.

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate gli uni gli altri
come io ho amato voi,
dice il Signore.

Fede, speranza e carità,
tutte e tre rimangano tra voi:
ma più grande di tutte è la carità.

Non c'è amore più grande di chi dà la vita per i suoi.
Non c'è amore più grande: io do la mia vita per voi, per voi.


Dall'album "Il Mistero Pasquale" del 2011.

venerdì 31 marzo 2017

Vieni, o Luce dell'anima - Dimitri di Rostov

Vieni, o Luce dell'anima, illumina le nostre tenebre.
Vieni, o nostra Vita, risvegliaci dal sonno di morte.
Vieni, o Medico dell'anima, guarisci le nostre piaghe.
Vieni, o Fuoco dell'amore divino, consuma le spine dei nostri peccati.
Vieni, o nostro Re, prendi possesso del nostro cuore, e regna.

Tu solo sei il nostro Re, e il nostro Signore.
O esultanza dell'anima nostra, gioia della mente, balsamo al cuore, o misericordioso Gesù!
Resta con noi e in noi, conservaci vicino a Te e con Te.
I nostri pensieri, parole ed azioni siano in Te, verso di Te e per Te: senza di Te nulla possiamo.
I nostri sentimenti, i sensi dell'anima nostra e del nostro corpo vivano ed operino in Te solo.
Tutta la nostra vita fino all'ultimo respiro sia consacrata alla gloria del tuo nome, o Dio nostro.


Dimitry di Rostov nacque a Makarovo nella regione di Kiev (Ucraina) nel 1651 con il nome di Danylo Savvich Tuptalo; nel 1668 prese i voti nel monastero di san Cirillo a Kiev con il nome monastico di Dimitry.
Nel 1675 venne nominato egumeno. Dopo una breve permanenza a Chernigov, Dimitry visitò parecchi monasteri della Bielorussia e dell’Ucraina, divenendo presto famoso per la sua eloquenza, sovente rivolta contro la morale lassista e il bere esagerato. Nel 1702 venne nominato metropolita di Rostov.
Condusse vita ascetica di preghiera e di digiuno e spesso aveva visioni celesti, servendo con zelo il Signore che lo chiamò a sè il 28 di ottobre del 1709 mentre pregava davanti ad una icona del Salvatore.
Canonizzato  dalla Chiesa Ortodossa Russa il 22 aprile 1757, san Dimitry viene festeggiato il 28 ottobre e ricordato il 21 settembre, giorno in cui vennero rinvenute le sue reliquie nel 1752.


Da:
- N. Arseniev, "La Sainte Moscou", Cerf 1948, p. 35 - Citato in: Giovanni Vannucci, "Il libro della preghiera universale", Libreria Editrice Fiorentina 1978, p. 221
- Agiografia su santiebeati: http://www.santiebeati.it/dettaglio/96067

giovedì 23 marzo 2017

For The Fallen - Laurence Binyon (musica di Douglas Guest)

Ieri un attentato a Londra.
Poche parole, una poesia di Laurence Binyon, "For The Fallen", "Per i caduti", messa in musica da Douglas Guest e solitamente impiegata nelle celebrazioni commemorative delle guerre.


Con ciò ovviamente, non intendo assolutamente supportare idee di guerra con alcuno. 

Anzi, banalizzando, credo dovremmo entrare nell'ottica dei Paesi con conflitti interni: continuare a vivere normalmente, senza mostrare paura (di cui invece i terroristi di nutrono) e cercando di indirizzare la politica verso scelte sagge, inclusive, non populiste. 
Che mondo lasceremo ai nostri figli? In buona parte, un mondo deciso dai nostri genitori ed un po' da noi stessi... spero sempre di agire al meglio. 

Per ora, pensiamo ai morti e feriti di Londra, senza tanti inutili flashmob e bandierine su Facebook.






For the fallen

They shall grow not old,
    as we that are left grow old:
Age shall not weary them,
    nor the years condemn.
At the going down of the sun
    and in the morning
We will remember them.
Per i caduti

Non invecchieranno, come
    invecchiamo noi che siamo rimasti.
L'età non li fiaccherà,
    né gli anni li condanneranno.
Al calar del sole
    ed al suo sorgere,
noi li ricorderemo.


lunedì 20 marzo 2017

Dammi da bere - Llama Viva

Gesù, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere».  (Giovanni 4, 6-7)

Qui una breve riflessione proposta dal gruppo "Llama viva", "Adoradores del Santuario" nazionale della grande promessa di Valladolid (Spagna) e pubblicata sulla rivista "Iglesia en Valladolid" (Chiesa a Valladolid) n° 268, del 6-31 marzo 2017.
Ecco la mia traduzione in italiano, seguita dal testo originale.


19 marzo 2017, III Domenica di Quaresima
"Dammi da bere" (Gv 4, 5-42)
Gesù avrebbe potuto conquistare la samaritana in cinque minuti; se soltanto avesse fatto sgorgare da una roccia dell'acqua e gliel'avesse offerta, lei sarebbe caduta ai suoi piedi, impressionata davanti a tale prodigio; ciononostante, Gesù sceglie un altro cammino, meno elevato, decide di non guardarla dall'alto, scrutandola, ma dal basso; questa attitudine, purtroppo, non è quella che sempre si mantiene nell'apostolato.
Gesù preferisce mendicare, mettersi ai suoi piedi e chiederle che gli dia da bere; la donna è conquistata, più che dal potere di Dio, dalla sua debolezza. Questa è l'attitudine di Gesù sulla croce, umiliandosi ci dice mendicante: "Ho sete". Le sue conquiste sono per Amore.
Mi chiedo davanti a Gesù esposto nell'Eucaristia chi sia in ginocchio davanti a chi... se sono io che mendico alcune bricioline o se è lui che mi chiede: "Dammi da bere".




19 de marzo de 2017, III Domingo de Cuaresma
“Dame de beber” (Jn. 4, 5-42)
Jesús podía haber conquistado a la Samaritana en cinco minutos; tan solo con ofrecerle el agua que hubiera hecho brotar de una roca, ella hubiera caído rendida a sus pies sobrecogida ante el prodigio; sin embargo, Jesús escoge otro camino menos encumbrado, decide no mirarla desde arriba, por encima del hombro, sino desde abajo; esta actitud, desgraciadamente, no es la que siempre se tiene en el apostolado.
Jesús prefiere mendigar, ponerse a sus pies y pedirle que le dé de beber, la mujer es conquistada por la debilidad, más que por el poder de Dios. Esta es la actitud de Jesús en la Cruz, humillándose nos mendiga: “Tengo sed”. Sus conquistas son por Amor.
Me pregunto ante Jesús expuesto en la Eucaristía quien está arrodillado ante quien… si soy yo quien mendiga unas migajillas o es Él el que me pide: “dame de beber”.

Da: Iglesia en Valladolid, n° 268. Sito ufficiale: http://www.archivalladolid.org/comunicacion/iglesia-en-valladolid.

mercoledì 15 marzo 2017

Preghiera - Léonce de Grandmaison

Gesù buono,
si diffonda la tua grazia,
venga la tua gloria
in me e nei miei fratelli.
Tutto il resto perde importanza al mio sguardo.
Fa' che io non abbia altra ambizione
che di esserti strumento docile,
e fuori di essa fa' che non trovi
né pace né consolazione.
Non mi appartengo più.
Non ho più diritto di rifiutare
a quelli che incontro
l'onda preziosa che per loro
tu versi in me.
Io non sono che il vaso,
ma la sorgente,
Maestro, sei solo tu.
Attingi, fratello, attingi,
e benedici il Signore Gesù
che ti porge quest’acqua.
Attingi: e senza mai dimenticare
Colui che ti disseta,
dimentica pure il vaso da cui ti fa bere.
Il vaso non brama che di servire,
consapevole che la sua argilla
è immensamente nobilitata
dal contatto delle mani divine.
E quando sarà logoro o incrinato
o posto tra i cocci,
gli basterà conservare,
con la gioia d'aver servito,
almeno una goccia del liquore che ha donato.
Questa goccia d’amore,
Gesù mio,
è tutto ciò che imploro per me.
Mi ripagherà divinamente
d’ogni fatica e d’ogni pena,
perché nessuna ricompensa
può saziare il mio animo,
se non tu stesso col tuo divino amore.
Amen.


Padre Léonce de Grandmaison (Septime Léonce Ludovic Loyzeau de Grandmaison), nato in Francia a Le Mans il 31 dicembre 1868 e morto a Parigi il 15 giugno 1927, è stato un sacerdote gesuita francese, teologo e famoso scrittore spirituale, fratello del generale Louis Loyzeau de Grandmaison.
"Ordinato sacerdote a Jersey (nelle Isole del Canale) il 24 agosto 1898. A 18 anni (nel 1886), era partito per Slough, in Inghilterra, per entrare nel noviziato in esilio francese. L'isola di Jersey lo ha poi ricevuto due volte, prima per lo studio della filosofia e poi, dopo un periodo di formazione nel collegio di Le Mans, per quattro anni di teologia. Divenuto sacerdote, ricevette l'incarico dell'insegnamento della stessa teologia fondamentale ai suoi confratelli, fra i quali era il più giovane. Per sette anni ha esercitato questo ministero nello scolasticato di Lione, a Canterbury poi a Ore Place, ad Hastings. Nel mese di agosto 1908 è stato nominato Superiore della "Casa degli scrittori" e direttore della rivista Étvdes. Egli assunse tale incarico preparando tre progetti: una Scuola Superiore di Studi Teologici, una rivista di teologia positiva e di filosofia religiosa, ed una sintesi cattolica sulla storia delle religioni. Il primo non ebbe successo sotto la sua egida, fu poi Pio X a fondare il Pontificio Istituto Biblico, diretto da un gesuita tedesco, padre Fonck. Il secondo assunse la forma della rivista Recherches de science religieuse (Ricerche di scienza religiosa). Il terzo fu affidato a Joseph Huby, Pierre Rousselot ed Alexandre Brou: Christus: Manuel d'histoire des religions (Christus: Manuale di storia delle religioni) (1912).
Dominique Avon e Philippe Rocher, Les jésuites et la société française (XIXe-XXe siècles), Toulouse, Éd. Privat, coll. «Hommes et communautés», 2001, p. 103

Da:
- fr.Wikipedia 
- AAVV, E il Dio della pace sarà con voi - Benedizioni e preghiere per la famiglia - Edizioni Piemme 2002, p. 80. (L. de Grandmaison)

martedì 14 marzo 2017

Kyrie eleison – Howard J. Prior

Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. - Matteo 23

Il pensiero subito salta a tutte le volte in cui non si testimonia con la vita quanto si professa nella fede.

Riflettendo su questo tema, mi torna alla mente un canto ascoltabile e scaricabile gratuitamente dal sito Three Legged Music, dalla pagina delle composizioni di musica cristiana contemporanea (threeleggedmusic.com/contemporary): Kyrie Eleison (Call for mercy).


Ecco il testo originale in inglese con la mia traduzione:


Kyrie Eleison

Kyrie Eleison,
Lord have mercy on us,
Christ have mercy on us.

(repeat)

We have failed to love you
With all our heart and soul and mind.
And we have failed to love each other
In the way that you have shown.


Kyrie Eleison,
Lord have mercy on us,
Christ have mercy on us.


Humbly we approach you
Confessing all our sins to you.
Forgive us, Lord, as we repent
And cleanse us from unrighteousness.

Kyrie Eleison,
Lord have mercy on us,
Christ have mercy on us.

Christ have mercy on us.
Christ have mercy on us.
Kyrie Eleison

Kyrie Eleison,
Signore, abbi pietà di noi,
Cristo, abbi pietà di noi.

(bis)

Non ti abbiamo amato
con tutto il cuore e l'anima e la mente.
E non ci siamo amati gli uni gli altri
nel modo che tu ci hai mostrato.


Kyrie Eleison,
Signore, abbi pietà di noi,
Cristo, abbi pietà di noi.


Umilmente ci avviciniamo a te
confessandoti tutti i nostri peccati.
Perdonaci, Signore, noi siamo pentiti
e mondaci dalla nostra ingiustizia.

Kyrie Eleison,
Signore, abbi pietà di noi,
Cristo, abbi pietà di noi.

Cristo, abbi pietà di noi.
Cristo, abbi pietà di noi.



Da: Three Legged Music Limited, www.threeleggedmusic.com.
Words and music by Howard J. Prior
© Copyright 2000 Three Legged Music Limited,
2 Cronk Cullyn, Colby, Isle of Man, IM9 4NQ, British Isles.
All rights reserved.

lunedì 13 marzo 2017

Amaos - Grupo Kairoi

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.
Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».
- Giovanni 15, 9-11


Qui un canto composto da José Miguel Cubeles, del gruppo spagnolo Kairoi: Amaos (Amatevi), ovviamente con testo e traduzione in italiano, dopo il video.


 
Amaos

Como el Padre me amó,
yo os he amado.
Permaneced en mi amor,
permaneced en mi amor.


Si guardáis mis palabras
y como hermanos os amáis,
compartiréis con alegría
el don de la fraternidad.
Si os ponéis en mi camino,
sirviendo siempre a la verdad,
fruto daréis en abundancia,
mi amor se manifestará.

Como el Padre me amó,
yo os he amado.
Permaneced en mi amor,
permaneced en mi amor.


No veréis amor tan grande,
como aquél que os mostré.
Yo doy la vida por vosotros:
amad, como Yo os amé.
Si hacéis lo que os mando,
y os queréis de corazón,
compartiréis mi pleno gozo,
de amar como Él me amó.

Como el Padre me amó,
yo os he amado.
Permaneced en mi amor,
permaneced en mi amor.
Amatevi

Come mi ha amato il Padre,
io vi ho amati.
Rimanete nel mio amore,
rimanete nel mio amore.


Se osservate le mie parole
e come fratelli vi amate,
condividerete con gioia
il dono della fraternità.
Se vi mettete sulla mia strada,
servendo sempre la verità,
frutti darete in abbondanza,
il mio amore si manifesterà.

Come mi ha amato il Padre,
io vi ho amati.
Rimanete nel mio amore,
rimanete nel mio amore.


Non vedrete un amore più grande
di quello che io vi ho mostrato.
Io do la mia vita per voi:
amatevi come io ho amato voi.
Se fate ciò che io comando
e vi amate di cuore,
condividere la mia gioia piena,
di amare come Egli mi ha amato.

Come mi ha amato il Padre,
io vi ho amati.
Rimanete nel mio amore,
rimanete nel mio amore.



Dall'album: "Y ahora, Señor" del 1985.

venerdì 10 marzo 2017

El Shaddai - Michael Card

Oggi desidero condividere un brano molto bello di Michael Card e John Thompson, con un testo che impiega citazioni dirette dalla Bibbia e che prende il titolo da uno dei nomi di Dio in ebraico, El Shaddai, Dio Onnipotente. Pubblicato originariamente nel 1981 nell'album "Legacy" e portato al successo l'anno successivo da un'altra cantante cristiana, Amy Grant, qui lo propongo nell'interpretazione dello stesso Michael Card nell'album live "Scribbling in the sand", del 2002.




Ecco qui il testo, con la mia traduzione:


El Shaddai

El Shaddai, El Shaddai,
El-Elyon na Adonai,
age to age 
You're still the same,
by the power of the name.
El Shaddai, El Shaddai,
Erkamka na Adonai,
we will praise and lift You high,
El Shaddai.

Through Your love
and through the ram,
You saved the son of Abraham;
through the power of Your hand,
turned the sea into dry land.
To the outcast on her knees,
You were the God who really sees,
and by Your might,
You set Your children free.

El Shaddai...

Through the years
You've made it clear,
that the time of Christ was near,
though the people couldn't see
what Messiah ought to be.
Though Your Word
contained the plan,
they just could not understand
Your most awesome work was done
through the frailty of Your Son.

El Shaddai...

El Shaddai...
El Shaddai

El Shaddai, El Shaddai, [Dio onnipotente]
El-Elyon na Adonai, [Dio altissimo, o Signore]
attraverso i secoli
tu sei sempre lo stesso,
per la potenza del tuo nome.
El Shaddai, El Shaddai,
Erkamka na Adonai, [Ti ameremo o Signore]
Noi ti loderemo e ti innalzeremo,
El Shaddai.

Per il tuo amore
e per mezzo del montone,
hai salvato il figlio di Abramo;
per la potenza della tua mano,
hai mutato il mare in terraferma.
Per l'esiliata in ginocchio [Agar],
tu eri il Dio che vede davvero,
e con la tua potenza,
hai liberato i tuoi figli.

El Shaddai...

Nel corso degli anni
hai fatto capire
che il tempo di Cristo era vicino,
anche se la gente non riusciva a vedere
che cosa il Messia sarebbe dovuto essere.
Sebbene la tua Parola
già contenesse il progetto,
semplicemente essi non potevano capire che
la tua opera più grandiosa è stata compiuta
attraverso la fragilità del tuo Figlio.

El Shaddai...

El Shaddai...


Dall'album "Scribbling in the Sand"
Per chi se la cava con l'inglese, consiglio di leggere l'articolo di Wikipedia al proposito: en.wikipedia.org/wiki/El_Shaddai_(song).

lunedì 6 marzo 2017

Nunc coepi, Adesso inizio - OMV Nigeria

Ora ci troviamo in Quaresima. Trovo di grande ispirazione le riflessioni condivise su Facebook dalla Congregazione degli Oblati di Maria Vergine della Nigeria.
Qui di seguito traduco il post del Mercoledì delle Ceneri:


Riflessione quaresimale: 1 ° giorno.
Ricominciare
Cari amici, invito tutti a viaggiare con me durante tutto questo tempo santo della Quaresima. Come al solito, avremo una riflessione quotidiana che ci guiderà nel corso di questi 40 giorni. Per 40 giorni intendo da oggi fino a Venerdì Santo: dovete infatti tener presente che le domeniche sono escluse dai giorni di digiuno.

Il fondatore della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, il Ven. P. Bruno Lanteri, usava un'espressione particolare: "Adesso comincio". Se anche uno cadesse mille volte, mille volte dovrebbe rialzarsi, dicendo "ADESSO COMINCIO". Non ci sono limiti al ricominciare.

Così, amici, mentre iniziamo questo tempo di Quaresima, vorrei riflettessimo sul Vangelo del giorno (Matteo, capitolo 6).
Il Vangelo ci presenta i tre punti cardinali della Quaresima: la preghiera, il digiuno e l'elemosina. Nella loro osservanza, in un modo o nell'altro, dobbiamo però tenere presente che dobbiamo agire in modo modesto e segreto, cosicché il Padre nostro celeste che vede nel segreto ci ricompenserà.

Il punto della preghiera: La grazia di ricominciare.

Preghiamo: Signore Dio, iniziando questo tempo di grazia, aiutaci ad essere sempre sulla strada giusta. La tua grazia ci segua in questo giorno. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.



Lenten reflection: Day 1.
Beginning again
Dear friends, I invite all of us to journey with me throughout this Holy Season of Lent. As usual, we shall be having daily reflection to guide us throughout these 40 days. By 40 days, I mean, from today till Good Friday. Bear in mind that Sundays are excluded from the days of fasting.

The founder of the Congregation of the Oblates of the Virgin Mary, Ven. Fr Bruno Lanteri has the expression, Now I Begin. That even if one has to fall a thousand times, he/she should rise thousand times and say, NOW I BEGIN. There's no limit to beginning again. 

So friends, as we begin this season of lent, I want us to reflect on the Gospel of the day (Matthew chapter 6). 
The Gospel presents to us the 3 cardinal points of Lent: Prayer, Fasting and Alms-giving. As we observe them in one way or the other, let us bear in mind that we are to carry them out quietly and in secret so that our Heavenly Father who sees all that is done in secret will reward us.

Prayer point: The grace to begin again.

Let us pray: Lord God, as we begin this season of grace, help us to always be on the right track. May your grace follow us throughout this day. Grant this, through Christ our Lord. Amen.


Da: OMV Nigeria - Post su Facebook del 01/03/2017:

domenica 5 marzo 2017

Messaggio del Card. Arcivescovo Bergoglio per la Quaresima 2013

Come post per la prima domenica di quaresima, pubblico una mia traduzione del testo integrale del Messaggio dell'allora Cardinale Bergoglio alla sua diocesi di Buenos Aires per la Quaresima 2013, l'ultima (iniziata) prima dell'elezione al soglio pontificio. Segue il documento originale dal sito dell'Arcivescovado argentino: http://www.arzbaires.org.ar/inicio/homilias.html



Ai sacerdoti, religiosi e laici dell'Arcidiocesi.
Laceratevi il cuore e non le vesti, 
ritornate al Signore, vostro Dio,
perché Egli è misericordioso e pietoso,
lento all'ira, di grande amore...
Poco a poco, attraverso i media,  ci abituiamo a sentire e vedere la cronaca nera della società contemporanea, presentata quasi con perversa gioia, e ci abituiamo anche a toccarla ed a sentirla intorno a noi e nella nostra stessa carne. Il dramma è nelle strade, nel quartiere, nella nostra casa e, perché no, nel nostro cuore. Conviviamo con la violenza che uccide, distrugge famiglie, accende guerre e conflitti in tanti Paesi del mondo. Conviviamo con l'invidia, l'odio, la calunnia, la mondanità nel nostro cuore. La sofferenza degli innocenti e dei miti non smette mai di colpirci; il non rispetto dei diritti delle persone e dei popoli più fragili non ci è così lontano; il potere assoluto del denaro con i suoi effetti diabolici come la droga, la corruzione, il traffico di esseri umani - anche di bambini - insieme alla povertà materiale e morale sono all'ordine del giorno. Anche la distruzione di un lavoro dignitoso, le dolorose migrazioni e la mancanza di futuro si uniscono a questa sinfonia. E neppure i nostri errori e peccati, come Chiesa, esulano da questo grande quadro. Gli egoismi più personali, giustificati ma non per questo più piccoli, e la mancanza di valori etici in una società che metastatizza nelle famiglie, nella convivenza di quartieri, paesi e città, ci rendono noti i nostri limiti, la nostra debolezza e la nostra incapacità di trasformare questa lista innumerevole di realtà distruttive.

La trappola del'impotenza ci porta a pensare: ha senso cercare di cambiare tutto questo? Possiamo fare qualcosa, di fronte a questa situazione? Vale la pena di provare se il mondo continua la sua danza carnevalesca mascherando tutto per un po'?

Tuttavia, quando la maschera cade, la verità appare e, anche se a molti dirlo suonerà anacronistico, riappare il peccato, che ferisce la nostra carne con tutta la sua forza distruttiva, distorcendo i destini del mondo e della storia.

La Quaresima si presenta come un grido di verità e di speranza sicura, che viene a rispondere di sì, che è possibile non truccarci e dipingere sorrisi di plastica come se niente fosse. Sì, è possibile che tutto sia nuovo e diverso, perché Dio è ancora "ricco di bontà e di misericordia, sempre pronto a perdonare" e ci incoraggia a ricominciare più e più volte.

Oggi siamo ancora una volta invitati ad intraprendere un cammino pasquale verso la Vita, cammino che include la croce e la rinuncia; che sarà disagiato, ma non sterile. Siamo invitati a riconoscere che qualcosa non va in noi stessi, nella società e nella Chiesa, a cambiare, a fare un'inversione di rotta, a convertirci.

Quest'oggi, sono forti e provocatorie le parole del profeta Gioele: Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio. Sono un invito a tutte le persone, nessuno è escluso.

Laceratevi il cuore e non il vestito di una penitenza artificiale senza garanzie di futuro.

Laceratevi il cuore e non il vestito di un digiuno formale e di adempimenti che continua a mantenerci soddisfatti.

Laceratevi il cuore e non il vestito di una preghiera superficiale ed egoista che non raggiunge le profondità della propria vita per lasciarla toccare da Dio.

Laceratevi il cuore per dire con il salmista: "abbiamo peccato". "La ferita dell'anima è il peccato: Oh povero ferito, riconosci il tuo medico! Fagli vedere le ferite delle tue colpe. E visto che a Lui non si nascondono i nostri segreti pensieri, fagli sentire il grido del tuo cuore. Muovilo a compassione con le tue lacrime, la tua insistenza, importunalo! Che ascolti i tuoi sospiri, che il tuo dolore giunga fino a Lui fino a che, finalmente, ti possa dire: Il Signore ha perdonato il tuo peccato." (San Gregorio Magno) Questa è la realtà della nostra condizione umana. Questa è la verità che ci può avvicinare all'autentica riconciliazione... con Dio e con gli uomini. Non si tratta di screditare l'autostima, ma di penetrare nelle profondità del nostro cuore e di prendersi cura del mistero della sofferenza e del dolore che ci tiene legati da secoli, migliaia di anni... da sempre.

Laceratevi il cuore in modo che da quella fenditura possiamo davvero guardare a noi stessi.

Laceratevi il cuore, aprite il vostro cuore, perché solo in un cuore squarciato e aperto può entrare l'amore misericordioso del Padre che ci ama e ci guarisce.

Laceratevi il cuore, dice il profeta, e Paolo ci chiede quasi in ginocchio "lasciatevi riconciliare con Dio". Cambiare stile di vita è il segno e il frutto di questo cuore spezzato e riconciliato da un amore che ci supera.

Questo è l'invito, davanti a tante ferite che ci fanno male e che possono portare alla tentazione di indurirci: Laceratevi il cuore per sperimentare nella preghiera silenziosa e serena la tenerezza di Dio.

Laceratevi il cuore per sentire quell'eco di tante vite spezzate, e che l'indifferenza non ci lasci inerti.

Laceratevi il cuore per poter amare con l'amore con cui siamo amati noi, consolare con la consolazione con cui siamo consolati e condividere ciò che abbiamo ricevuto.

Questo tempo liturgico che oggi la Chiesa inizia non è solo per noi ma anche per la trasformazione della nostra famiglia, della nostra comunità, della nostra chiesa, del nostro paese, del mondo intero. Sono quaranta giorni per convertirci verso la santità di Dio; per convertirci in collaboratori che ricevono la grazia e la possibilità di ricostruire la vita umana, affinché ogni uomo sperimenti la salvezza che Cristo ha conquistato per noi con la sua morte e risurrezione.

Insieme alla preghiera ed alla penitenza, come segno della nostra fede nella potenza della Pasqua che tutto trasforma, ci disponiamo anche ad iniziare, come altri anni, il nostro "gesto quaresimale di solidarietà".

Come Chiesa di Buenos Aires che cammina verso la Pasqua e che crede che il Regno di Dio è possibile, abbiamo bisogno che, dal nostro cuore lacerato dal desiderio di conversione e dall'amore, germoglino la grazia ed il gesto efficace per alleviare il dolore di tanti fratelli che camminano insieme a noi. "Nessun atto di virtù può essere grande se con esso non si cerca anche il beneficio degli altri... Quindi, se anche tu passassi tutto il giorno in digiuni, se anche dormissi sulla dura terra, e mangiassi cenere, e sospirassi continuamente, se non facessi del bene agli altri, non faresti nulla di grande." (San Giovanni Crisostomo)

Questo anno della fede che stiamo vivendo è anche l'opportunità che Dio ci dona per crescere e maturare nell'incontro con il Signore che si rende visibile nel volto sofferente di tanti ragazzi senza futuro, nelle mani tremanti degli anziani dimenticati e nelle ginocchia vacillanti di molte famiglie che ancora ancora affrontano la vita senza trovare chi le sostenga.

Vi auguro una santa Quaresima, penitenziale e feconda Quaresima e, per favore, vi chiedo di pregare per me. Gesù vi benedica e la Santa Vergine si prenda cura di voi.

Paternalmente
Card. Jorge Mario Bergoglio S.J.
Buenos Aires, 13 febbraio 2013, Mercoledì delle Ceneri





A los sacerdotes,  consagrados y laicos de la Arquidiócesis.
 Rasguen  su corazón y no sus vestidos;
vuelvan ahora al Señor su Dios,
porque Él es compasivo y clemente,
lento para la ira, rico en misericordia…

Poco a poco nos acostumbramos a oír y  a ver, a través de los medios de  comunicación, la crónica negra de la sociedad contemporánea, presentada casi con  un perverso regocijo, y también nos acostumbramos a tocarla y a sentirla a  nuestro alrededor y en nuestra propia carne. El drama está en la calle, en el  barrio, en nuestra casa y, por qué no, en nuestro corazón. Convivimos con la  violencia que mata, que destruye familias, aviva guerras y conflictos en tantos  países del  mundo. Convivimos con la envidia, el odio, la calumnia, la  mundanidad en nuestro corazón. El sufrimiento de inocentes y pacíficos no deja  de abofetearnos; el desprecio a los derechos de las  personas y de los  pueblos más frágiles no nos son tan lejanos; el imperio del dinero con sus  demoníacos efectos como la droga, la corrupción, la trata de personas - incluso  de niños - junto con la miseria material y moral son moneda corriente. La  destrucción del trabajo digno, las emigraciones dolorosas y la falta de futuro  se unen también a esta sinfonía. Nuestros errores y pecados como Iglesia tampoco  quedan fuera de este gran panorama. Los egoísmos más personales justificados, y  no por ello más pequeños, la falta de valores éticos dentro de una sociedad que  hace metástasis en las familias, en la  convivencia de los barrios, pueblos  y ciudades, nos hablan de nuestra limitación, de nuestra debilidad y de nuestra  incapacidad para poder transformar esta lista innumerable de realidades  destructoras.

La trampa de la impotencia nos lleva a pensar: ¿Tiene sentido tratar de cambiar  todo esto? ¿Podemos hacer algo frente a esta situación? ¿Vale la pena intentarlo  si el mundo sigue su danza carnavalesca disfrazando todo por un rato? Sin  embargo, cuando se cae la máscara, aparece la verdad y, aunque para muchos suene  anacrónico decirlo, vuelve a aparecer el pecado, que hiere nuestra carne con  toda su fuerza destructora torciendo los destinos del mundo y de la historia.

La Cuaresma se nos presenta como grito de verdad y de esperanza cierta que nos  viene a responder que sí, que es posible no maquillarnos y dibujar sonrisas de  plástico como si nada pasara. Sí, es posible que todo sea nuevo y distinto  porque Dios sigue siendo “rico en bondad y misericordia, siempre dispuesto a  perdonar” y nos anima a empezar una y otra vez. Hoy nuevamente somos  invitados a emprender un camino pascual hacia la Vida, camino que incluye la  cruz y la renuncia; que será incómodo pero no estéril. Somos invitados a  reconocer que algo no va bien en nosotros mismos, en la sociedad o en la  Iglesia, a cambiar, a dar un viraje, a convertirnos.

En este día, son fuertes y desafiantes las palabras del profeta Joel: Rasguen el corazón, no los vestidos: conviértanse  al Señor su Dios.  Son una invitación a todo  pueblo, nadie está excluido.

Rasguen el corazón y no los vestidos de una penitencia artificial sin garantías de futuro.

Rasguen el corazón y no los vestidos de un ayuno formal y de cumpli-miento que nos sigue manteniendo  satisfechos.

Rasguen el corazón y no los vestidos de una oración superficial y egoísta que no llega a las entrañas de la  propia vida para dejarla tocar por Dios.

Rasguen los corazones para decir con el salmista:  “hemos pecado”. “La herida del alma es el pecado: ¡Oh pobre herido, reconoce  a tu Médico! Muéstrale las llagas de tus culpas. Y puesto que a Él no se le  esconden nuestros secretos pensamientos, hazle sentir el gemido de tu corazón.  Muévele a compasión con tus lágrimas, con tu insistencia, ¡importúnale! Que oiga  tus suspiros, que tu dolor llegue hasta Él de modo que, al fin, pueda decirte:  El Señor ha perdonado tu pecado.” (San Gregorio Magno) Ésta es la realidad  de nuestra condición humana. Ésta es la verdad que puede acercarnos a la  auténtica reconciliación… con Dios y con los hombres. No se trata de  desacreditar la autoestima sino de penetrar en lo más hondo de nuestro corazón y  hacernos cargo del misterio del sufrimiento y el dolor que nos ata desde hace  siglos, miles de años… desde siempre.

Rasguen los corazones para que por esa hendidura podamos mirarnos de verdad.

Rasguen los corazones, abran sus corazones, porque sólo en un corazón rasgado y abierto puede  entrar el amor misericordioso del Padre que nos ama y nos sana.

Rasguen los corazones dice el profeta, y Pablo nos  pide casi de rodillas “déjense reconciliar con Dios”. Cambiar el modo de vivir  es el signo y fruto de este corazón desgarrado y reconciliado por un amor que  nos sobrepasa.

Ésta es la invitación, frente a tantas heridas que nos dañan y que nos pueden  llevar a la tentación de endurecernos: Rasguen los corazones para experimentar en la oración silenciosa y serena la  suavidad de la ternura de Dios.

Rasguen los corazones para sentir ese eco de tantas vidas desgarradas y que la indiferencia no nos  deje inertes.

Rasguen los corazones para poder  amar con el amor con que somos amados, consolar con el consuelo que somos  consolados y compartir lo que hemos recibido.

Este tiempo litúrgico que inicia hoy la Iglesia no es sólo para nosotros, sino  también para la transformación de nuestra familia, de nuestra comunidad, de  nuestra Iglesia, de nuestra Patria, del mundo entero.  Son cuarenta días  para que nos convirtamos hacia la santidad misma de Dios; nos convirtamos en  colaboradores que recibimos la gracia y la posibilidad de reconstruir la vida  humana para que todo hombre experimente la salvación que Cristo nos ganó con su  muerte y resurrección.

Junto a la oración y a la penitencia, como signo de nuestra fe en la fuerza de  la Pascua que todo lo transforma, también nos disponemos a iniciar igual que  otros años nuestro “Gesto cuaresmal solidario”. Como Iglesia en Buenos Aires que  marcha hacia la Pascua y que cree que el Reino de Dios es posible necesitamos  que, de nuestros corazones desgarrados por el deseo de conversión y por el amor,  brote la gracia y el gesto eficaz que alivie el dolor de tantos hermanos que  caminan junto a nosotros. «Ningún acto de virtud puede ser grande si de él no se  sigue también provecho para los otros... Así pues, por más que te pases el día  en ayunas, por más que duermas sobre el duro suelo, y comas ceniza, y suspires  continuamente, si no haces bien a otros, no haces nada grande». (San Juan  Crisóstomo)

Este año de la fe que transitamos es también la oportunidad que Dios nos regala  para crecer y madurar en el encuentro con el Señor que se hace visible en el  rostro sufriente de tantos chicos sin futuro, en la manos temblorosas de los  ancianos olvidados y en las rodillas vacilantes de tantas familias que siguen  poniéndole el pecho a la vida sin encontrar quien los sostenga.

Les deseo una santa  Cuaresma, penitencial y fecunda Cuaresma y, por favor, les pido que recen por  mí. Que Jesús los bendiga y la Virgen Santa los cuide.

Paternalmente
Card. Jorge Mario Bergoglio s.j.
Buenos Aires, 13 de febrero de 2013, Miércoles de Ceniza

mercoledì 1 marzo 2017

Mettere da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera - Jeff Astley


1 Timoteo 6, 6-19
 '...così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera' (v. 19)

E così inizia la Quaresima, il momento in cui con Gesù usciamo nel deserto. In questo luogo deserto, dobbiamo accontentarci dei soli beni necessari, di base. Il denaro è inutile laddove non ci sia nulla da comprare e nessuno che venda o che possa essere colpito dalla nostra ricchezza. Affamati, assetati, accaldati ed impoveriti, nel deserto dobbiamo imparare il significato di "avere a sufficienza". Ed anche ad accontenarcene.

La Bibbia offre poco conforto per i ricchi, che hanno altre comodità su cui contare. E' questo il loro problema. Il cristianesimo ci incoraggia a gioire di tutte le buone cose che il mondo offre, ma anche ad imparare a farne a meno. Sebbene vi siano brani dell'Antico Testamento che vedono la prosperità come un segno della benedizione di Dio, le sue parole più dure sono rivolte ai ricchi che trascurano i poveri. Quando mettiamo le nostre ricchezze al primo posto, come nostro primo amore, tutto il resto rimane sottovalutato: i doni della natura, le nostre relazioni, le necessità del prossimo, coloro che non hanno nulla. "Nell'inganno di molti desideri insensati e dannosi" (v. 9), la nostra vita spirituale cadrà presto in rovina ed il nostro amore di Dio sarà distrutto.

Nel deserto possiamo trovare altre tentazioni, ma là fuori abbiamo una possibilità di imparare ad accontentarci di ciò di cui abbiamo bisogno - piuttosto che consumare sempre di più delle cose che non ci servono - e quindi ad "acquistarci la vita vera".


Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
che non odi nulla di ciò che hai fatto
e perdoni i peccati di tutti coloro che sono pentiti:
crea e plasma in noi nuovi e contriti cuori
affinché noi, degnamente lamentando i nostri peccati
e riconoscendo la nostra miseria,
possiamo ricevere da te, il Dio di ogni misericordia,
perfetta remissione e perdono;
per mezzo di Gesù Cristo, tuo Figlio, nostro Signore,
che vive e regna con te,
nell'unità dello Spirito Santo,
un solo Dio, ora e sempre.


Da: J. Astley, L. Lane, H.A. Hartley, G. James, "Reflections for Lent - 2017", Church House Publishing 2016.
Libretto di riflessioni sulle letture proposte dal Common Worship Lectionary, composte da alcuni dei principali scrittori spirituali e teologici contemporanei. App scaricabile da questa pagina dell'Editrice della Chiesa d'Inghilterra, che offre anche la possibilità dell'installazione gratuita: https://www.chpublishing.co.uk/apps/reflections-for-lent-2017.
Traduzione mia.

martedì 28 febbraio 2017

La preghiera di chi non sa le preghiere - p. Andrea Panont

Qualche tempo fa sono andato a visitare P. Ernesto, un amico sacerdote ortodosso, da pochi giorni ricoverato all'ospedale. Era ormai fuori pericolo e poteva anche parlare, sia pure con un fil di voce.

Il nostro discorso è andato spontaneamente alle sue preoccupazioni di non riuscire a rimettersi in salute per tempo. I suoi parrocchiani sollecitavano la sua presenza, la sua preghiera sacerdotale, la celebrazione della S. Messa.

Allora ci siamo detti che la più efficace preghiera che Dio chiedeva in questo frangente, era fare bene l'ammalato e offrire il sacrificio di non poter celebrare il divino sacrificio: la S. Messa.

Del resto spesso, quando le persone, anziane e ammalate sono angustiate per non poter andare a Messa, si consolano e trovano vera soluzione al loro problema di coscienza quando si sentono dire che è, sì, importante andare a messa; ma che si fa la cosa più gradita a Dio soprattutto quando si vive la propria messa nel fare bene la volontà di Dio, momento per momento, offrendogli anche il dolore di dover rinunciare alla Messa.

Quindi si coglie quanto sia importante davanti a Dio la preghiera del cuore, anche se non espressa o significata in modi diversi.

A questo proposito, P. Ernesto mi racconta che ha passato due notti in sala di rianimazione. Nel letto accanto c'era un barbone che per tutta la notte, e per varie notti, a causa del dolore, si lamentava dicendo solo: "oh, Dio!, oh, Dio!"

"Se in un primo momento mi dava fastidio", confida p. Ernesto "poi ho capito che quella era una bella e continua preghiera alla quale anch'io per tutta la notte partecipavo offrendo, con le stesse parole, assieme alle sue, le mie sofferenze e quelle di tutto l'ospedale. Occasione d'oro per vivere quella messa che non poteva celebrare.

Poi, sempre disteso a letto, Ernesto continuava a donarmi le sue riflessioni. Mi ribadiva che spesso per pregare noi pensiamo necessario recitare formule, cantare salmi, stare in questa o quella posizione, andare in questa o in quella chiesa. Sì, è tutto importante. Ma Dio vede il cuore, come dice la maestra di orazione, Teresa d' Avila che così si esprime: “L'orazione non consiste nel molto pensare, ma nel molto amare.”

Allora è chiaro che chi più ama, più prega; chi meglio ama, meglio prega.

Ernesto m'ha poi raccontato che esisteva un monastero dove da poco tempo era entrato un monaco che non sapeva le preghiere, ma sapeva pregare. Un giorno, questo giovane monaco, a letto ammalato, durante l'ora della preghiera corale, voleva pregare anche lui; ma lo faceva in un modo che al P. Abate risultava un po' strano. Senza libri o rosario in mano, steso sul suo letto di malato, il suo superiore lo sente ripetere: a, b, c, d, e, f, ecc. tutte le lettere fino alla zeta. Giunto alla fine dell'alfabeto, lo ripeteva lentamente e con tanta devozione.

Il padre Abate gli si avvicina per domandargli spiegazione d'un simile modo curioso di pregare: “Io, rispose, non so particolari formule, né qui posso leggere i salmi. Dico le lettere dell'alfabeto e le dono a Dio che è mio Padre. Sono certo che Lui conosce tutto di me e sa meglio di me come ordinare le lettere dell'alfabeto in formule di preghiera che mi ottengano le grazie che Lui conosce necessarie per me. Insomma per me la preghiera, espressa in un modo o nell'altro, è solo questione di fiducia in Dio. Do a Dio carta bianca, ripetendogli: fai tu!”

E’ un'interpretazione tanto vicina al pensiero di Teresa d'Avila che vive la sua preghiera come un colloquio intimo, continuo con Colui dal quale sappiamo di essere amati. Insomma, se ami, anche il tuo respiro diventa preghiera.


Da: p. Andrea Panont, Alle Sorgenti, Ed. Mimep Docete - Leggibile anche sul sito dell'autore: http://www.padreandreapanont.net/libretti/alle-sorgenti

(Immagine di Rianimazione: di Jacob Windham, da commons.wikimedia.org, originariamente su Flickr [CC BY 2.0])

lunedì 27 febbraio 2017

La santità - Santa Teresa di Lisieux



La santità non consiste in queste o quelle pratiche, essa consiste nella docilità del cuore che ci fa diventare piccoli e umili nelle braccia di Dio, consapevoli delle nostre debolezze e fiduciosi fino alla temerarietà nella sua bontà paterna.
Santa Teresa di Lisieux (manoscritto B, 1v°)


La Sainteté n’est pas dans telle ou telle pratique; elle consiste en une disposition du coeur qui nous rend humbles et petits entre les bras de Dieu, conscients de notre faiblesse et confiants jusqu’à l’audace en sa bonté de Père.
Ste Thérèse de Lisieux (Manuscrit B, 1v°)


Thérèse Françoise Marie Martin (Alençon, 2 gennaio 1873 – Lisieux, 30 settembre 1897) è stata una monaca, mistica e drammaturga francese, meglio nota come santa Teresa di Gesù Bambino o santa Teresa di Lisieux.
E' considerata vergine e dottore della Chiesa.
Nel Martirologio Romano è descritta così: "entrata ancora adolescente nel Carmelo di Lisieux in Francia, divenne per purezza e semplicità di vita maestra di santità in Cristo, insegnando la via dell’infanzia spirituale per giungere alla perfezione cristiana e ponendo ogni mistica sollecitudine al servizio della salvezza delle anime e della crescita della Chiesa. Concluse la sua vita il 30 settembre, all’età di venticinque anni".

giovedì 23 febbraio 2017

La dimensione politica della fede, dall'opzione per i popoli - Mons. Oscar Romero

La Chiesa non solo si è incarnata nel mondo dei poveri, dando loro una speranza, ma si è impegnata fermamente nella loro difesa. Le maggioranze povere del nostro paese sono oppresse e represse quotidianamnete dalle strutture economiche e politiche del nostro paese. Tra di noi continuano ad essere vere le terribili parole dei profeti d'Israele. Esistono tra noi quelli che vendono il giusto per denaro ed il povero per un paio di sandali; quelli che accumulano violenza e rapina nei loro palazzi; quelli che schiacciano i poveri; quelli che affrettano un regno di violenza, sdraiati su letti d'avorio; quelli che aggiungono casa a casa ed annettono campo a campo fino ad occupare tutto lo spazio e rimanere soli nel Paese. [...]
È quindi un fatto evidente che la nostra Chiesa è stata perseguitata negli ultimi tre anni. Ma la cosa più importante è osservare il motivo per cui è stata perseguitata. Non è stato perseguitato qualsiasi sacerdote od attaccata qualsiasi istituzione. È stata perseguitata ed attaccata quella parte della Chiesa che si è schierata con il popolo povero ed è uscita in sua difesa. E qui ancora una volta troviamo la chiave per comprendere la persecuzione della Chiesa: i poveri. Ancora una volta sono i poveri quelli che ci fanno comprendere che cosa è realmente accaduto. E perciò la Chiesa ha compreso la persecuzione dai poveri. La persecuzione è stata provocata dalla difesa dei poveri; non si tratta di altro se non di farsi carico del destino dei poveri.
La vera persecuzione è stata verso il popolo povero, che è oggi il corpo di Cristo nella storia. Sono essi il popolo crocifisso come Gesù, il popolo perseguitato come il Servo di Jahvè. Sono essi che completano nel loro corpo ciò che manca alla passione di Cristo. E per questo motivo, quando la Chiesa si è organizzata e riunita raccogliendo le speranze e le ansie dei poveri, si è compiuta la stessa sorte di Gesù e dei poveri: la persecuzione. [...]
Il mondo dei poveri, con caratteristiche sociali e politiche ben concrete, ci mostra dove si debba incarnare la Chiesa per evitare la falsa universalizzazione che finisce sempre nella collusione con i potenti. Il mondo dei poveri ci mostra come deve essere l'amore cristiano, che certo cerca la pace, ma smaschera il falso pacifismo, la rassegnazione e l'inattività; che certo deve essere gratuito, ma deve cercare l'efficacia storica. Il mondo dei poveri ci mostra che la sublimità dell'amore cristiano deve passare attraverso l'urgente necessità di giustizia per le maggioranze e non deve rifuggire dalla lotta onesta. Il mondo dei poveri ci mostra che la liberazione verrà non solo quando i poveri saranno meri destinatari dei benefici dei governi o della stessa Chiesa, ma quando diverranno attori e protagonisti essi stessi della propria lotta e della propria liberazione, smascherando così la radice ultima dei falsi paternalismi, anche ecclesiali. Ed il mondo reale dei poveri ci mostra anche che cosa è la speranza cristiana. La Chiesa predica nuovi cieli e nuova terra, e sa che nessuna configurazione socio-politica si può scambiare con la pienezza finale che Dio solo concede.

Dal discorso di Mons. Oscar Arnulfo Romero per la laurea honoris causa all'Università di Lovanio (2 febbraio 1980).


La Iglesia no sólo se ha encarnado en el mundo de los pobres y les da una esperanza, sino que se ha comprometido firmemente en su defensa. Las mayorías pobres de nuestro país son oprimidas y reprimidas cotidianamente por las estructuras económicas y políticas de nuestro país. Entre nosotros siguen siendo verdad las terribles palabras de los profetas de Israel. Existen entre nosotros los que venden el justo por dinero y al pobre por un par de sandalias; los que amontonan violencia y despojo en sus palacios; los que aplastan a los pobres; los que hacen que se acerque un reino de violencia, acostados en camas de marfil; los que juntan casa con casa y anexionan campo a campo hasta ocupar todo el sitio y quedarse solos en el país. [...]
Es, pues, un hecho claro que nuestra Iglesia ha sido perseguida en los tres últimos años. Pero lo más importante es observar por qué ha sido perseguida. No se ha perseguido a cualquier sacerdote ni atacado a cualquier institución. Se ha perseguido y atacado aquella parte de la Iglesia que se ha puesto del lado del pueblo pobre y ha salido en su defensa. Y de nuevo encontramos aquí la clave para comprender la persecución a la Iglesia: los pobres. De nuevo son los pobres lo que nos hacen comprender lo que realmente ha ocurrido. Y por ello la Iglesia ha entendido la persecución desde los pobres. La persecución ha sido ocasionada por la defensa de los pobres y no es otra cosa que cargar con el destino de los pobres.
La verdadera persecución se ha dirigido al pueblo pobre, que es hoy el cuerpo de Cristo en la historia. Ellos son el pueblo crucificado, como Jesús, el pueblo perseguido como el Siervo de Yahvé. Ellos son los que completan en su cuerpo lo que falta a la pasión de Cristo. Y por esa razón, cuando la Iglesia se ha organizado y unificado recogiendo las esperanzas y las angustias de los pobres, ha corrido la misma suerte de Jesús y de los pobres: la persecución. [...]
El mundo de los pobres con características sociales y políticas bien concretas, nos enseña dónde debe encarnarse la Iglesia para evitar la falsa universalización que termina siempre en connivencia con los poderosos. El mundo de los pobres nos enseña cómo ha de ser el amor cristiano, que busca ciertamente la paz, pero desenmascara el falso pacifismo, la resignación y la inactividad; que debe ser ciertamente gratuito pero debe buscar la eficacia histórica. El mundo de los pobres nos enseña que la sublimidad del amor cristiano debe pasar por la imperante necesidad de la justicia para las mayorías y no debe rehuir la lucha honrada. El mundo de los pobres nos enseña que la liberación llegará no sólo cuando los pobres sean puros destinatarios de los beneficios de gobiernos o de la misma Iglesia, sino actores y protagonistas ellos mismos de su lucha y de su liberación desenmascarando así la raíz última de falsos paternalismos aun eclesiales. Y también el mundo real de los pobres nos enseña de qué se trata en la esperanza cristiana. La Iglesia predica el nuevo cielo y la nueva tierra; sabe además que ninguna configuración socio-política se puede intercambiar con la plenitud final que Dios concede.
Del discurso de Mons. Oscar Arnulfo Romero al recibir el doctorado honoris causa por la Universidad de Lovaina (discurso del 2 de febrero de 1980).

Da: ecaminos.org
Traduzione mia.