venerdì 7 aprile 2017

Soneto a Cristo crucificado - Anonimo

Il Soneto a Cristo crucificado è una composizione scritta nel "Siglo de Oro" spagnolo, a cavallo fra il sec. XV ed il sec. XVI, da autore anonimo: molti sono i tentativi di attribuirlo ad uno o ad un altro autore, ma nessuno è stato sufficientemente esauriente. Fra i nomi più disparati proposti, quelli che più probabilmente potrebbero rappresentare la penna che ha composto questi versi sono santa Teresa d'Avila, san Giovanni della Croce, il cappuccino padre Torres ed il francescano Antonio Panes.

Per la sua bellezza, il sonetto era insegnato dai missionari francescani agli indios americani insieme al Bendita sea tu pureza del padre Panes, ed ha trovato posto anche nell'antologia delle Cento Poesie Migliori della lingua castigliana del grande erudito, critico e filologo spagnolo, Marcelino Menéndez Pelayo.

Mai l'amore per Cristo crocifisso aveva raggiunto un tale grado di purezza e di intensità nella sensibilità dell'espressione poetica: qui il poeta riesce a dimenticare premi e castighi, per far sgorgare un amore vero, che nasce limpido e profondo dalla dolorosa contemplazione del martirio di Gesù che riscatta l'uomo.

Qui propongo una versione posta in musica con la voce di Ximena Gray: si può trovare nell'album Aclaró. A seguire, il testo in lingua originale, lo spagnolo, ed in una mia traduzione in italiano.






Soneto a Cristo crucificado

No me mueve, mi Dios, para quererte
El cielo que me tienes prometido
Ni me mueve el infierno tan temido
Para dejar por eso de ofenderte.

Tú me mueves, Señor, muéveme el verte
Clavado en una cruz y escarnecido;
Muéveme ver tu cuerpo tan herido,
Mueveme tus afrentas y tu muerte.

Muéveme, en fin, tu amor, y en tal manera,
Que, aunque no hubiera cielo, yo te amara,
Y, aunque no hubiera infierno te temiera

No tienes que me dar porque te quiera;
Pues, aunque cuanto espero no esperara,
Lo mismo que te quiero te quisiera.
Sonetto a Cristo crocifisso

Non mi muove, mio Dio, ad amarti
il cielo che mi hai promesso
né mi muove l'inferno tanto temuto
a smettere per questo di offenderti.

Tu mi muovi, Signore, mi muove il vederti
inchiodato su una croce e schernito;
mi muove il vedere il tuo corpo tanto ferito,
mi muovono i tuoi patimenti e la tua morte.

Mi muove, infine, il tuo amore, e in tal modo
che, se anche non ci fosse cielo, io ti amerei,
e, se anche non ci fosse inferno, ti temerei.

Non mi devi dare nulla perché ti amo;
perché, se anche non aspettassi ciò che aspetto,
tanto quanto ti amo ti amerei.





Da:
- Album Aclaró, di vari autori ed interpreti, edito da San Pablo.
- Testo di presentazione liberamente tradotto, riassunto e parafrasato dall'articolo di Fr. Ángel Martín, o.f.m. pubblicato all'indirizzo: http://www.franciscanos.org/oracion/nomemueve.html.

Nessun commento:

Posta un commento